Da tempo siamo attratti dal fatto che dai nostri luoghi siano partiti verso il mondo molti personaggi ancora da scoprire. Tra questi è fondamentale colei che si è data nome d'arte di Lola Salvi. Le sue apparizioni cinematografiche sono non numerose, tutte comprese nell'epoca di transazione tra il muto e il sonoro, limitate a ruoli di generica o comunque da non protagonista. Ma ciò non sminuisce l'interesse anche oltre il fenomeno di "storia locale" che essa rappresenta.
Nell'approccio dell'autore è essenziale il territorio extracinematografico da cui parte, quello della passione alpinistica del CAT, e che va a concentrarsi su colei che è stata (prima che attrice o miss) una speleologa. In questa polarità tra altezze e profondità si cela la miglior metafora del cinema: ringraziamo Marcella Battelini di rivelare nel cinema un mondo di cavità da perlustrare, e Maurizio Radacich per essersi avventurato nella grotta che ha nome Lola Salvi, per una mostra che si realizza anch'essa sotto terra, nel rifugio denominato Kleine Berlin.

